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Nella mia borsa c’è sempre un piccolo lavoro a maglia e quando capita che ci sia da attendere in un ufficio, in una  palestra, prima di una partita se mi va posso lavorare, come posso leggere un libro o ascoltare musica, questo fa passare prima il tempo ed mi evita di irritarmi per l’attesa, come posso decidere di star li e guardarmi attorno o  chiaccherare con il vicino,  però, si c’è un però  quando lavoro a maglia, gli sguardi spesso sono di disappunto.
Qui da noi ad una donna, quando tentava di esprimere la sua opinione, capitava che le dicessero:  “ma vai a casa a fare la calzetta”, ecco io non voglio negare l’emancipazione femminile lavorando a maglia, ma questi sguardi di sufficenza non mi piacciono e soprattutto non mi piace che mi si neghi qualcosa che non è illegale o sconveniente in nome di etichette che dovrebbero essere superate da tempo.
Io lavoro a maglia e lavorando  esprimo il mio gusto, la mia fantasia in quello che faccio, imparo cose nuove e le sperimento, le condivido con chi ha la mia passione,  ma non mi esimo dall’esprimere il mio pensiero su politica o altro, non solo, oltre a parlare spesso cerco di fare per migliorare quello che ho intorno.
Mi vien da pensare che chi ancora ha questa idea sulla donna che lavora a maglia sia la prima a non credere nelle proprie capacità o nella propria emancipazione.
In questo periodo leggo spesso sulle riviste o sul web di un rinnovato interesse per il  lavoro a maglia (e non solo) il knit, che nei paesi anglosassoni è frequentato anche da tanti uomini con tanto di foto di attori famosi che,durante le pause dei set, sferruzzano senza complessi, eppure qui in Romagna percepisco ancora questo astio nei confronti del lavoro a maglia.
Nella mia città si moltiplicano i corsi di maglia, patch di cucito, son partiti  i knit caffè, si parla e si insegna  il riciclo ed il riuso, il ritorno ad attività che gratificano l’anima, aiutano a socializzare e nelle stesso tempo ti  permettono di avere un maglioncino nuovo di qualità a costi contenuti, questa ultima cosa in questo periodo di crisi non è idea da buttare, eppure non vedo in giro persone che lavorano a maglia o uncinetto tranne qualche signora dell’est,  è quasi come se lavorare a maglia (uncinetto ricamo quello che vi pare) fosse affare privato da svolgere in segreto e in questa epoca in cui tutto è esibito e non esiste se non è sbattuto in piazza mi fa anche ridere, eppure io trovo piacevole essere al parco con il mio lavoro mentre controllo cosa fanno i bambini, sì perchè si lavora con un occhio solo a volte nemmeno quello, ci sono lavori che sono ipnotici ti prendono nelle loro maglie e tu dimentichi il male i pensieri difficili,  meglio di come potrebbe fare un buon analgesico, non è illegale e sostanzialemente costa poco, allora perchè quello sguardo di compatimento? lo racconta ocn grande ironia anche lei , e lo colgo nelle persone grandi sopra i 50 a volte velato di nostalgia lo facevo anche io sa, mentre le giovani  sotto i 25 si avvicinano curiose chiedono e molto spesso si spaventano subito perchè non sono abituate ad usare le mani, eppure imparare è davvero questione di qualche ora e di tanto, tanto esercizio questo si come tutte le attività manuali il lavoro a maglia per essere bello per avere quella “mano” texture, ha bisogno di essere fatto, chilometri di maglia, ma il più è iniziare! l’età di mezzo tra i 30 e i 40 scuote la testa poi magari di nascosto ti avvicina e chiede informazioni, come siamo complicate.
Allora se posso farmi un vanto di saper fare la sfoglia come la più esperta delle sfogline  senza che nessuno mi guardi strano, anzi ricevo complimenti, perchè non succede anche per il lavoro a maglia?
Io non demordo continuo e mi ammiro i racconti dello “stitch&spritz” di Tibisay dove si alterna il knit allo spritz tutte vestite da parata mica sono nonnette o sciatte donnette, e il knit al Lingotto o Madama Knit e le ho viste disquisire di architetture in maglia con tanto di knitter uomini!!!
Attraverso il knit ho conosciuto persone meravigliose che sono diventate parte della mia vita con le quali ho stretto un rapporto di amicizia sincero e splendido, posso perdere tutto questo per un pregiudizio? ma soprattutto posso negarmi l’abbraccio di mio figlio per il maglioncino che gli piace tanto, o la soddisfazione di vedere mia figlia orgogliosa del gilet che le ho fatto? no, quindi so che continuerò a lavorare quando ne ho il tempo e l’occasione come racconta meravigliosamente lei Fatelo ovunque, fatelo comunque e se qualcuno scuote la testa può farlo: siamo in democrazia!
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