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Non che in casa non ci fosse una teglia di terra per la piada, c’è, ed è quella della mia nonna Dora, quella a cui ero addetta quando la nonna faceva la piada, e grazie al cielo succedeva spesso, ma ne volevo una mia: così se si rompe non si incrina il ricordo della nonna.

Ai primi di settembre all’ultima mostra scambio di Gambettola c’era un banco con la famosa teglia o testo ma meglio teggia di Montetiffi, anche Luvi ha provato la teggia ha anche mostrato passo passo il primo utilizzo

Domenica pomeriggo, a casa mia la piada si fa preferibilmente la domenica pomeriggio e nella cucina di mamma (che era la cucina di nonna) armata di pazienza, della teglia nuova, di una retina frangifiamma e di un garnadell (scopettino di saggina essenziale per pulire la teglia e il tagliere) più Carlotta e Filippo che sono arrivati di corsa, ci mettiamo al lavoro io seguo la preparazione della teggia, la mamma fa l’impasto .
Premessa: ogni casa ha la sua ricetta personale e per tutti la proprio è la meglio, l’unica, l’originale, quella che vi dò è quella della nonna Dora, vi dico anche che a Rimini è sottile come una sfoglia e molto grande, si rimpicciolisce e si ingrossa salendo verso Cesena – Forlì, e cambia ancora forma e spessore passando per la provincia di Ravenna e vi giuro che ognuno dirà che la sua solo la sua è la vera unica piadina romagnola…
La ricetta di casa AmeliaBefana è :
un chilo di farina la preferita quella del Molino Spadoni
2 uova
2 etti di strutto
latte tiepido quanto basta per impastare
2 buste di lievito per dolci
1 pizzico di sale 1 cucchiaio di miele
Pronti via: farina a fontana sul tagliere e si mettono al centro: le uova, lo strutto, il miele il pizzico di sale e sul bordo della fontana il lievito.
Con la forchetta si comincia a prendere verso il centro la farina piano piano, poi si prende il coraggio e si impasta con le mani, se rimane un impasto troppo sodo si aggiunge un goccio di latte e si lavora deve risultare compatta ed elastica, poi si lascia riposare sul talgiere coperta da un telo oppure in frigorifero .
Le si da’ la forma di un filo e si tagliano fette molto spesse, si formano le palline e, con olio di gomito, si tira la piadina con il mattarello se non vi viene proprio tonda c’appoggiate sopra un piatto e ritagliate
cuocere sula teglia bucherellando con una forchetta quando è dorata da entrambe le parti mettere a raffreddare .
Varianti: si possono togliere tranquillamente le uova, si può sostituire lo strutto con l’olio (viene più dura e meno fragrante), si può togliere il miele e sostituire con un pizzico di zucchero o non mettere affatto (cambia oltre al sapore la consistenza della piadina)
Passiamo alle differenze delle due cotture: la teggia di terra richiede tempo pazienza e cura:

deve scaldare piano piano, non si può lavare, e prima di metterla via va lasciata raffreddare senza toccarla, va riposta inclinata (adesso capisco la modernizzazione della nonna la sostituì prima con una lastra di ferro e poi con un moderno testo antiaderente), ma il sapore cambia, sa di antico di terra è più profumata, cuocendo lentamente fa una deliziosa crosticina dorata fuori e rimane più molle all’interno, e anche da fredda risulta meno secca. Se dovessi fare la piada per una festa scelgo nettamente il testo moderno, ma per il chilo, che si fa la domenica, ritenterò nuovamente con la teggia di terra…

ed eccole qua quelle in primo piano sono cotte sulla lastra, quelle dietro sul testo

buon appetito!!

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